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29 aprile 2023

Biofilia, Realismo Magico e Arte ritualistica: in due parole Laura Shashi


"Biofilia. Creare una connessione con la Natura negli ambienti dove viviamo. 
Si tratta del nostro legame con la natura, risultato di un processo evolutivo di milioni di anni. L’uomo proviene dalla natura ed è al suo interno e in interazione con essa che si è evoluto: va quindi considerato un elemento della natura, come tutte le altre forme di vita. In noi agisce la stessa forza vitale che è presente negli animali e nelle piante, e facciamo parte della rete della vita, del “Web of Life”, per usare l’espressione coniata da Edward O. Wilson.  Nel suo libro Effetto Biofilia Clemens G. Arvay definisce la Biofilia come quell’istintiva attrazione che l’uomo ha nei confronti della natura. Biofilia significa riconnettersi con le nostre vere radici, che non crescono nel cemento.  Vuol dire esperienza della natura e dei luoghi selvaggi, bellezza ed estetica naturale, liberazione dalle catene e guarigione. Quest’approccio alla progettazione riporta lo sguardo sulla centralità e il benessere della persona."
(Da un post di Laura Shashi @Premluna su Instagram) 


L'INCONTRO

25 aprile 2023 Castiglioncello (LI) 

Ci siamo incontrate tra i prati in fiore della campagna toscana - e dove sennò! Da un lato il mare, dall'altro il firmamento verde di una primavera in fiore esaudita come un desiderio. Siamo a Castiglioncello, una frazione del comune di Rosignano Marittimo, in provincia di Livorno.
Da una creatura così immersa nella sperimentazione della Biofilia, così consacrata all'universo naturale, così innamorata dei suoi colori salvifici tratti dalla Natura stessa qual è Laura, non potevo aspettarmi incontro diverso.
Ci corrispondiamo all'istante in molteplici sfumature d'essere.
Io utilizzo le parole, la poesia del Verbo, come viatico del sentire cosmico, lei utilizza la poesia del Colore, ma la tela di fondo ci ricongiunge alla medesima intuizione: il fluire con una creazione che nasce spontanea da un'attesa, più che da una pretesa. Da un riposo di intenzioni, più che da sforzi personali.




L'interiorizzazione, la meditazione, il contatto con la quiete del Sé profondo e puro è il terreno preliminare. 
Si lascia spazio al silenzio, alla dimora lenta del presentimento che qualcosa possa crearsi mediante tale resa. Si inizia con un gesto. Ogni inizio ha radici su un terreno non ancora visibile.  

Laura imprime fondi di colore sui suoi fogli bianchi lasciando fluire un dipinto che
emerge da solo quasi come apparizione dal mondo dell'invisibile.
Così è stato, ad esempio, per il dipinto dal sottotitolo WE ARE ONE (NOI SIAMO UNO), incredibile miraggio di composizione armonica a 4 mani, due di Laura e due dello Spirito che voleva emergere completando la figura "ad immagine e somiglianza" di un Essere con fattezze di cielo, di terra, di aria, di vento, di Dio… 
A completare i dettagli come rifiniture grate in una filigrana amalgamata nel vuoto, ci pensa la visione gentile e maestria rituale di Laura, la quale - come mi racconta - rimane lei stessa estasiata e stupita del risultato che arriva quasi a compimento di una promessa tra lei e l'Infinito: "è accaduto di nuovo! La magia è compiuta!". E in questo risultato, la fede si rinnova, le energie si rimescolano in aspirazione sempre più elevata, la gratitudine si amplia a grido universale, l'Arte compie finalmente la sua missione primigenia: quella di sanare, guarire, trasformare, alchimizzare, celebrare, sacralizzare. E di fronte al dipinto WE ARE ONE non si può rimanere indifferenti, una linfa scorre come preludio di una più intima comunione.


WE ARE ONE - NOI SIAMO UNO


Così come nelle altre Opere di Laura Shashi, c'è un respiro che palpita, sembra di sentire il fiato tra le venature di colori, qualcosa di vivo e vitale. Non un "oggetto" da attaccare alla parete, bensì un organismo vivente più simile a un prato fiorito, a una pianta, a un acquario o meglio ancora un fiotto di mare aperto, a un oblò spalancato sulla volta celeste, a una fossa di terra fermentata dalla stagionalità del caos,  a una pacciamatura dell'anima, alla linfa vitale del nostro stesso corpo. Di fronte a queste "creazioni organiche" viene voglia di inchinarsi, di salutarle come ad aspettarsi una risposta. 

Mi sono innamorata a prima vista di questo dipinto in particolare, e sono molto contenta di averlo potuto acquistare direttamente dalle mani di Laura, sacerdotessa lunare che sembra evocare quel "real maravilloso" confacente al Realismo Magico della corrente stilistica di matrice latino americana… Ed in effetti, la Pachamama è molto presente nell'opera di Laura, così come nella sua vita.

Guardandolo, mi immergo in molteplici sensazioni che lasciano spazio a una predominanza di fondo: l'armonia totale del Surrender. Quel volto chinato sulla spalla destra che è anche pendice di montagna, vello muschiato di Madre Terra, abisso fluorescente di barriera corallina. Un altro volto dall'alto veglia o accompagna, o dona visione, occhi come palpebre che mormorano segreti antichi, la compenetrazione degli elementi a ricordarci che siamo fatti di Natura, macrocosmo nel microcosmo, impermanenza e immortalità, superamento degli opposti, non-dualità, immensa pace. 

FITO 

Laura e alcuni suoi dipinti esposti da FITO Ristorante Vegetale
nel Parco del Castello Pasquini a Castiglioncello 


Attualmente il dipinto WE ARE ONE, insieme ad altri di più grandi dimensioni, è esposto presso FITO - Ristorante Vegetale e Cocktail Bar Botanico (zaap.bio/FITO) situato all’interno del Parco del Castello Pasquini, negli spazi recuperati e ristrutturati dell’antica Limonaia, all’ombra dei lecci del Castello Pasquini a Castiglioncello. Dal greco phyton (pianta), FITO è una cornice perfetta per i lavori di Laura e viceversa: le opere organiche di Premluma restituiscono all'ambiente il Respiro Vitale di cui il ristorante si fa portatore sano mediante il cibo e la cultura dell'alimentazione vegana, vegetale, integrale.
Un luogo davvero straordinario, a cominciare dalla location, guidato da principi etici che si riflettono in pietanze ottime in gusto, qualità degli ingredienti, amalgama dei sapori, cura dei dettagli, cortesia e accoglienza dello staff.



 LAURA SHASHI TROIANO TABLEAUX LUNATIQUES


Laura Shashi studia letteratura e si specializza nelle Arti Visive a Firenze e a Parigi.
Usa i colori come flusso di energia per intraprendere un percorso sciamanico/psico-magico alla ricerca di armonia tra se stessa e l'infinito. 
Collabora con Interior Design creando un nuovo concetto di Aesthetic Health per migliorare la vibrazione dei luoghi da abitare e "tendere al meraviglioso".

Sull'Opera di Laura, leggi anche:

OCEAN Laura Shashi | Tutti dovremmo avere una vita vista mare

Yoga Mala Postcards - Articolo su Yoga Magazine

CONTATTI
premluna@gmail.com
https://laurashashi.crevado.com
Instagram @tableaux_lunatiques


LE RADICI ORGANICHE DELLA POESIA: 5 SPUNTI DI INCARNAZIONE POETICA 

11 maggio 2022

Yoga nei luoghi di natura | Tornare alle origini poetiche


Il “ritorno alla natura” è non solo un modo di dire, ma di essere e di direzionarsi. 
Rivolgendo lo sguardo ad Est (Oriente, il sorgere del Sole), letteralmente ci si orienta … 
Connettersi alla nostra vera natura è Yoga, Unione a tale essenza libera, non condizionata, ampia, rilassata, quieta, spaziosa, atemporale. 
I modi per riconnettersi, utilizzando l’antica sapienza organica yogica, sono: 
la lentezza dei movimenti, l’attenzione al processo (il verso) e non alla meta (asana finale)
accorgersi di ciò che è invisibile ma che ci anima: il respiro, la bioenergia del prana

Nell’etimologia della parola sanscrita Yoga è racchiuso anche il senso del “giogo” (yug) che allude al liberarsi dal giogo dell’abitudine. Come? 

Percepirsi in maniera totalmente diversa, in una prospettiva più ampia (orientamento, direzione), schiude una dimensione di apertura che ci riconnette con i ritmi della vita universale, con i ritmi cosmici che possiedono un ordine invisibile dietro al caos che solitamente percepiamo. 

"Ogni yoga è, per la sua natura, una nuova nascita; è una nascita fuori della vita ordinaria, della vita materiale mentalizzata, in una superiore coscienza spirituale, una più grande e divina esistenza." (Sri Aurobindo) 


Location: la splendida Ca' di Luna, Fattoria Biologica a Recanati.
Da qui il sapore del mondo mi conduce ogni volta al sale della vita.

Osserva un albero, un fiore, una pianta. Lascia che la tua consapevolezza vi si soffermi sopra. Come sono calmi, come sono profondamente radicati nell'Essere! Permetti alla natura di insegnarti cos’è la quiete. (Eckhart Tolle)


PROSSIMI EVENTI:

YOGA DAVANTI AL MARE PORTO RECANATI ESTATE 2024

PER SAPERNE DI PIU'


Lo Yoga - quale sapienza pratica di tale nuovo Orientamento allo stato naturale dell’Essere - aiuta a familiarizzare con questo ordine armonico invisibile, superando i limiti della percezione ordinaria impregnata di confusione, disarmonia, malessere etc.
Il benessere (ben-Essere) integrale deriva da questo riconsiderarsi nell’ottica di una visione più ampia e nel percepirsi empiricamente in tale dimensione. Per assaporare una tale adesione concreta alla vita che si compie istante dopo istante, può aiutarci la percezione tattile dell’esistenza, il ritorno a una sensibilità vigile e rilassata che affonda le sue radici nella spaziosità luminosa e silente della nostra natura spirituale senza tempo. 



Il poeta Emerson parlava della Poesia come un “Assumere una posizione centrale nell'universo”, qualcosa che suggerisce uno spostamento di visione nello spazio. 


Questa nuova visione - poetica, yogica, spontaneamente contemplativa - illumina l’ordinario di nuova luce.
Percepirsi sotto una nuova luce non è una acquisizione logica concettuale, ma un accadimento organico, ovvero una esperienza che passa attraverso il corpo e ogni sua cellula, altrimenti rimane pura astrazione mentale. Ecco perché nel cammino realizzativo-evolutivo il corpo ha una funzione fondamentale, non va nè negato nè mortificato nè represso, bensì liberato. 


Gli yogi delle tradizioni autentiche hanno sempre visto il calderone grossolano materiale quale componente imprescindibile per il compiersi dell'alchimia trasformativa spirituale. 

Yoga è incarnare tale visione unitiva, espansa, luminosa, intimamente poetica e vitale, organica.

Organico è l’opposto di meccanico.
Sentire con tutto il corpo lo slittamento percettivo che allontana dal nostro modo normale di vedere le cose vuol dire riappropriarsi della nostra vitalità intrinseca nell'essere organismi intimamente interconnessi e non macchine automatiche separate da “tutto il resto”.

Le ultime parole del Buddha sul letto di morte indirizzate al suo discepolo più vicino, Ananda, furono questo consiglio spassionato: “Sii una luce per te stesso” … 

Scoprire la nostra propria natura autentica, chi veramente siamo a prescindere dal nostro senso di identità illusorio e dalle invenzioni della nostra percezione ordinaria. Oltre l’apparenza, si può esplorare il reale.
Questa esplorazione è concessa a chi si accosta con umiltà, fiducia, apertura a pratiche di indagine interiore in consapevolezza quali yoga e meditazione. 

Parole dalla Quiete
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“Se percepisci la natura solo con la mente, con il pensiero, non riesci a sentire la sua vitalità, la sua essenza. Vedi solo la forma e non sei consapevole della vita al suo interno, del mistero sacro. Il pensiero riduce la natura a materia prima da usare nella ricerca del profitto o del sapere o di qualche altro fine utilitaristico. Le antiche foreste diventano legna, l’uccello un progetto di ricerca, la montagna qualcosa da scavare o conquistare. 

Quando percepisci la natura, lascia che ci siano spazi privi di pensieri, privi di mente. Se approcci la natura in questo modo, essa ti risponderà e prenderà parte all’evoluzione della coscienza umana e globale” (Eckhart Tolle)


Il Mestiere del Dare
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Location: la splendida Ca' di Luna, Fattoria Biologica a Recanati.
Da qui il sapore del mondo mi conduce ogni volta al sale della vita.

 

meditazione

Nei fugaci attimi di visione non pensante

sono

io sono la realtà che vedo

inebriante vuoto d’essere

colmo di vita

nello scorrere diviso assorbo le illusioni

e sono

io sono

il supremo vagheggiare

dimentico di ogni particolare

mi ingloba l’aria e il profumo di infinito

tra le gocce dell’erba bagnata

momenti sacri

fermarsi non si può

negli occhi circonferenze divine

sottraggono la via del tempo

al mio vedere circostanziale

dove a volte l’angoscia m’assale

troppo piccola io

nella grandezza che m’ispira

(Cecilia Martino) 


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15 ottobre 2021

Notte di Samhain | Cosa fare, significato e consigli poetici


La Notte del 31 ottobre ci ricorda che può bastare un'"altra vista", non un'altra vita, per armonizzarci con tutto ciò che c'è.

La parola Samhain è composta da Sam + fuin = fine dell’estate, utilizzato anche nell’accezione di “riunione” e, per estensione aggiungerei di ri-unificazione, ricongiunzione, ri-armonizzazione, integrazione.
Di cosa? Cosa c'è da riunificare, re-ligere, rendere religioso?

Forse quel “mondo delle cose nascoste”, che poi tanto nascoste non sono, e forse mai come nel periodo dell’anno che volge al raccoglimento possono essere viste, manifeste a uno sguardo più attento, perché la natura stessa si approssima a un ritiro, ripiegandosi in se stessa non senza esplosioni di grazia così care al periodo autunnale.
Boschi, campagne e luoghi selvaggi parlano sempre molto chiaro.
Sono le cose del mondo “invisibile”, non visibile ma sensibile e sentito, la dimensione spirituale che tutto permea, “monda e umanizza” – parafrasando una suggestione del poeta Emerson.

Eccolo, allora il “mondo degli spiriti” quale aggregazione di qualità energetiche più che di entità da antropomorfizzare, di cui fanno parte anche avi e antenati, componenti amate di questa ricorrenza che a più voci si intona nel culto della celebrazione delle anime trapassate. 

Ma le anime poi trapassano per davvero? 

Se l’anima è immortale, queste notti di ritualità che precedono e poi accompagnano tutto Samhain non ci richiamano forse all’entrata in profondità in ciò che di più impermanente riceviamo nell’avventura terrena? I corpi, la fisicità, una forma di energia più densa, possono dialogare con l’informe e l’extrasensoriale in un paradosso di dialogo alchemico-poetico che per alcuni ha ancora il suono allettante di magia, per altri è l’unica realtà possibile; niente di straordinario se non nell’intesa da rinnovarsi ogni giorno con quanto ci è più estraneo, inconoscibile, misterioso. 

LEGGI ANCHE: Ricevere dall'invisibile | La Grande Invocazione e il più potente rituale di ogni tempo

Celebriamo dunque il “mondo delle cose nascoste” come invito a mostrarci e insieme occultarci, onorare il nostro lato terreno, multiforme e cangiante, intimamente interconnesso agli altri esseri viventi, insieme al nostro destino di verticalità in alto nei regni celesti, l’ascesi spirituale che contempla l’assoluto imperituro, impronunciabile, ineffabile, sfondo di coscienza e spirito del mondo.

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Il simbolo della croce evoca la duplice dimensione - orizzontale e verticale - del nostro cammino, innalzamento verso il cielo e ritorno verso la terra, ascesa dell'energia verso il vertice del corpo e discesa verso la sua base. "Ciò presuppone che il celeste non sia soltanto sopra le nostre teste ma anche fra noi" (cit. Luce Irigary, La via dell'amore)


Potremmo utilizzare le particolari atmosfere della notte di Samhain per accorgerci e accoglierci nella
multidimensionalità che ci è propria in quanto esseri umani viventi in coscienza, presenti e divinamente ispirati. L’interregno del mondo dei morti è il nostro “pane quotidiano”, la complicità universale del rigeneramento e dell’ascensione, l’attitudine sacra di pregare, cantare, danzare, meditare la presenza di ogni momento pieno che il vuoto sostiene e nutre, nel fermento che rende un terreno pronto per raccolti sempre nuovi.

Chi è trapassato in altra forma vive in altra forma, il mondo degli spiriti non alberga in luoghi distanti e oscuri, atroci e infernali, è il focolare del nostro cuore pulsante finché vitale a dare calore a tutto ciò che esiste in una trama dialogica ben più vasta di quella che la narrazione ricorrente, condizionata e unidirezionale della mente assertivamente logorroica vuole tramandare. 


Proviamo, allora, nella “notte più magica dell’anno”, a fluidificare le storie che ci ancorano a punti fermi della nostra esistenza. È la notte in cui si assottigliano i veli tra le dimensioni, potremmo sorprenderci più sensibili, vulnerabili… Sarebbe una benedizione, purché rimaniamo disponibili.
Per armonizzarci a tutto ciò che c’è ci è richiesta “un’altra vista”, non un’altra vita!
Vedere che, in fondo, non c’è separazione alcuna tra luce e ombra… Siete consapevoli del fatto che nelle nostre teste e nelle nostre colonne vertebrali ci sono molteplici connessioni tra materia grigia, che usa la luce, e quella bianca che usa le tenebre, l’energia oscura?

A tal proposito, e per affascinanti approfondimenti consiglio la lettura dei libri di Giuliana Conforto.
 


Abitiamo un universo poetico non perché ad ogni stella cadente possiamo esprimere un desiderio, ma perché ogni desiderio che sia moto del cuore allineato a volontà superiore crea una stella, un potenziale di azione, di ritmo, di spaziosità, di armonia, di espansione e poi esplosione sì, il ritiro, il rientro a Sé, al nucleo divino dell’essere.
Siamo inseparabili dal mosaico spirituale della Natura, l’ascolto e il silenzio sono gli strumenti più potenti e puri a nostra disposizione, ganci misericordiosi con cui è possibile riconsegnare i fardelli delle nostre storie personali a una prospettiva più ampia che se ne prenderà cura. 

Esprimerci poeticamente è tornare ad abitare la lingua vibrante delle Origini, evocativa e allusiva, inclusiva e accogliente, disponibile e sorprendente, celebrativa e vocazionale.
Perché nelle formule magiche e nei rituali si pronunciano parole?

Cosa dona potere trasformativo a una precisa successione di versi? 

Nella mitologia dell’India c’è una dea tutta femminile che è la Parola, raffigurata in una divinità fluviale, la Sarasvati “colei che è costituita di flutti” … "I flutti portatori di vita diventano portatori di parola: ci si appella alla generosa abbondanza di Sarasvati quando si prova lo sgomento di non sapere più cosa dire o cosa pensare". (cit. Charles Malamoud, Femminilità della Parola)


Da dove proviene la generosa abbondanza di Sarasvati?

Non certo nel riconsegnarci alle strettoie di frasi fatte, preconfezionate e vuote di … Presenza. Non sono ingranaggi di un linguaggio sterile, ma fiumi, movenze, ritmiche, respiri di una lingua nuova che si anima in relazione al presente e diviene suono perturbante, pulsazione risvegliante, quasi un silenzio che vibra. 
Non a caso la Dea è raffigurata con lo strumento musicale sitar. Come Orfeo e la sua lira, il cantore delle parole che vibrano, parole che suonano, parole che nutrono, parole intrise di poesia, simbolo dei misteri orfici, iniziatici, con un'alleanza stretta con gli Dei degli Inferi.

"Ma egli, evocatore, li desti
e nello sguardo mite li esorti
a mescolarsi a ogni cosa veduta"

Comunicare con chi non è più visibile agli occhi è un "allenamento poetico" a vedere con la sensibilità pura che ci avvolge nella totalità, una sensibilità tattile, energetica,  vibrazionale. 
Risuonare con qualcosa è entrare in contatto intimo.
Comunicare "con i morti" non assume forse tutto un altro spessore se quello che ci lega è un atto lirico di intonazione e risonanza?
Avere fede nell’invisibile è, in sostanza, amore. Amore incarnato e disincarnato.
In nome di questo amore che “move il Sole e l’altre stelle”, sacrifichiamo la staticità e le fissazioni per renderci liberi di fluire. Bruciamole insieme alla lanterna di Jack O Lantern (o di Diogene!) mettiamoci nuovamente il sale in zucca, per dare sapore alla vera vita! Per intonare il nostro canto libero. 
A proposito di canto libero - e che libera - consiglio di vedere il film di animazione Coco, perfetto tra l'altro per questo periodo!


Possiamo accendere un bel fuoco durante la notte di Samhain e bruciare i lacci della memoria che ci impediscono di
fluire inarrestabili con la vita che si svolge sempre e unicamente al presente.

Presentiamoci di fronte ai nostri defunti, memorie dolorose, ricordi familiari o altro, spiriti infestanti, demoni e scheletri nell’armadio…
Presentiamoci a queste forze transpersonali riconoscendone la qualità, in amorevole distacco, in consapevole unione.
Distacco e unione,  non c'è contraddizione, è la bellezza salvifica del paradosso: la legge poetica del nostro compimento terreno.
Utilizziamo il più possibile verbi al presente, ascoltiamoci al presente, rammemoriamo al presente.
Presentiamoci alla vita e alla morte nella versione più autentica di noi.
Perché alla fine cosa rimane della vita è la lingua della poesia.


Egli è terreno? Egli è terreno? No, dai reami

diversi prese la vasta natura.

Più esperto piega del salice i rami

che le radici del salice cura.

Quando fa buio sul desco non resti

pane né latte: attirano i morti.

Ma egli, evocatore, li desti

e nello sguardo mite li esorti

a mescolarsi a ogni cosa veduta;

a lui l'incanto di erica e ruta 

sia vero come il rapporto più chiaro.

Niente l'immagine salda cancella;

sia della casa, sia della bara,

celebri l'urna, il fermaglio o l'anello.

(I, 6 Sonetti a Orfeo di Rainer Maria Rilke)


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21 gennaio 2021

Voci poetiche | A braccia aperte, come i cormorani

Porto Recanati, Gennaio 2021


Non sapevo nulla di loro, così come di tante altre "cose". 

Quelle cose che si è chiamati a vivere prima ancora di conoscerne i dettagli, i nomi e le forme. 

I cormorani sono una presenza costante da quando sono venuta a vivere a Porto Recanati, sì ora li chiamo cormorani perché dopo mesi di osservazione e contemplazione, ho indagato per conoscere meglio quei miei vicini di casa neri neri con il lungo becco a uncino. Non è che le informazioni aggiunte da tale conoscenza nozionistica abbiano cambiato qualcosa alla nostra relazione magica, fatta di distanze e profondità silenziose, io dalla riva, loro nelle alture in mezzo al mare… Si è piuttosto aggiunta una tenerezza nuova nell'aver estrapolato da alcune loro singolari abitudini comportamentali, un senso di adattamento impeccabile. 

Aprono le ali compiendo micromovimenti prolungati per scrollarsi l'acqua di dosso, non essendo il loro piumaggio impermeabile. Non rimangono a lungo in quella posizione, ma la assumono spesso. In un certo senso preferiscono la frequenza alla durata… 

Ogni volta che li vedevo in quella posizione, mi si schiudevano visioni di croci celtiche e ringraziamenti mai vani, come qualcosa che si accoglie "a braccia aperte". Eleganti e sobri in quella postura di apertura sembrano sentinelle di presagi antichi e nuovi simultaneamente, portatori sani di pura presenza nella grazia dello stare in mezzo al mare, complici di brevi istantanee affidate a un vento chissà se bugiardo come le promesse da marinaio. 

Li chiamano anche corvi marini e con il corvo condividono la stessa sorte di essere considerati portatori di messaggi, ma non nefasti né oscuri, bensì colmi di fiducia e coraggio. Coraggio a fidarsi del vuoto, per l'esattezza - se di esattezza si può parlare quando si sfiorano i reami della immaginazione! Avevo appena effettuato un simile passaggio nella mia vita - lasciare una strada conosciuta ma ormai sterile, per inoltrarmi in un cammino colmo di mistero, seguendo una coerenza interna di cuore che ha scelto di andare e fare spazio, essere spazio, darsi alla luce, scoprire modi di esistenza più essenziali e incarnarli. 

C'è sempre da raccogliere nell'incontro tra sconosciuti…

Porto Recanati, Gennaio 2021


Questi cari pennuti ogni giorno mi hanno dato (e continuano a farlo) metaforicamente una pacca sulla spalla, un ghigno complice per non perdermi d'animo nel viaggio irreversibile di ritorno alla sorgente del mio vero intimo vivere. 

I cormorani che osservo dalla spiaggia, attendono ore sui loro piloni che affondano le radici nell'acqua e rivolti al cielo piumeggiano come ombre tremolanti di schizzi di luce. Sono pazienti i loro voli di supervisione, scompaiono nei giorni più tempestosi, riappaiono tra salsedine e foschia quando il richiamo di spumeggianti orizzonti sembrava averli inghiottiti per sempre.
Girovaghi eppure fedelissimi a una striscia di scogli che solcano in voli orizzontali a raso d'acqua ogni volta come fosse la prima volta, si muovono in solitaria difficilmente a stormi, bastanti a sé stessi come un giorno che non si ripete mai. 

A loro devo insegnamenti preziosi, come tutti quelli che si assorbono spontaneamente contemplando la natura il più a lungo possibile. Li traduco nel linguaggio a me più congeniale, quello poetico, e chissà che non vi giunga qualche fremito anche a voi se siete arrivati a leggere fino a questo punto. 


Ciò che è nero, non è oscuro.  È solo di un altro colore.

Non piove sempre sul bagnato. 

Essere impermeabili rende insensibili.

Scrollarsi di dosso ciò che è scomodo richiede più fatica se si protrae lo sforzo a lungo. 

Bastano piccoli movimenti dilatati nel tempo affinché qualcosa cambi. 

Gli ostacoli non sono ostacoli, sono inviti a cambiare posizione.

L'equilibrio non si ottiene stando fermi, piccoli movimenti impercettibili

garantiscono la quadra. 

Ma non cercarli tu, con ostinazione. 

Goditi il panorama, il resto avviene da sé.

Non si vola solo con le ali. Si vola se si è leali. 

Fedeli agli spazi, ai tempi, agli orizzonti, 

si torna sempre dove c'è più nutrimento.

Essere volatili non sempre vuol dire essere inconsistenti. 

La leggerezza è una piuma che si può scegliere di indossare.

Non tutto ciò che è visibile, nutre.

Non tutto ciò che è invisibile, non esiste.

Bisogna scomparire ogni tanto, e non darsi delle arie.

Darsi all'aria, piuttosto.

Non sempre si è da soli, ma soli.

E si splende, anche tremando. 


Porto Recanati, Gennaio 2021

Un altro incontro avvenuto tra le meravigliose rive della "mia" spiaggia, molto più fugace e rapido, è stato quello con il Martin Pescatore di cui ho raccontato in quest'altro post: 


Il tempismo perfetto della vita



Instagram @ceciliaisha

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Facebook /ilmestieredeldare



"Te lo devo confessare: 

se ho conosciuto la gioia sulla terra l'ho trovata, 

sempre e ovunque, in questo sguardo interno, 

negli istanti profondi, senza tempo, 

rapinosi e perciò indescrivibili 

di questo divino guardare" 


(Rainer Maria Rilke) 


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18 luglio 2020

I due atteggiamenti nella vita: Costruire o Piantare




Costruttori o giardinieri: e tu, da che parte stai?
Un texto anónimo de la tradición dice que cada persona, en su existencia, puede tener dos actitudes: Construir o Plantar. Los constructores pueden demorar años en sus tareas, pero un día terminan aquello que estaban haciendo. Entonces se paran y quedan limitados por sus propias paredes. La vida pierde el sentido cuando la construcción acaba.
Pero existen los que plantan. Éstos a veces sufren con las tempestades, las estaciones y raramente descansan. Pero al contrario que un edificio, el jardín jamás para de crecer. Y, al mismo tiempo que exige la atención del jardinero, también permite, que, para él, la vida sea una gran aventura.
Los jardineros se reconocerán entre sí, porque saben que en la historia de cada planta está el crecimiento de toda la Tierra.”
Un testo anonimo della tradizione afferma che, nel corso della propria esistenza, ogni essere umano può adottare due atteggiamenti: Costruire o Piantare. I costruttori possono dilungarsi per anni nei loro compiti, ma arriva un giorno in cui terminano la propria opera. A quel punto si fermano, e il loro spazio risulta limitato alle pareti che hanno eretto. Quando la costruzione è finita la vita perde di significato. 
Poi ci sono quelli che piantano: talvolta soffrono per le tempeste e le stagioni, e raramente riposano. Ma al contrario di un edificio, il giardino non smette mai di svilupparsi. Esso richiede l'attenzione continua del giardiniere, ma nello stesso tempo gli permette di vivere una grande avventura. 
I giardinieri sapranno sempre riconoscersi l'un l'altro, perché nella storia di ogni pianta c'è la crescita della Terra intera.


Prendo spunto da questo brano tratto dal libro "Brida" di Paulo Coelho per ispirare una ulteriore suggestione in merito alla naturale poeticità della vitaLo riporto tradotto in italiano, ma anche in lingua originale, perché amo l'origine delle cose e la veridicità che da esse trapela. 
Già il termine "naturale" richiama per assonanza la Natura. 
Naturale deriva da natura. 
La "natura delle cose" è un modo di dire che nel linguaggio metaforico  indica l'andare nel cuore di qualcosa, tornare all'essenza. 
In natura non c'è costrutto, c'è solo resa a un processo di spontanea crescita, maturazione, distruzione, rinascita in nuove forme. 

Costruire implica un artefatto, un'aggiunta, un'interferenza, una sovrapposizione, un fare. 
Piantare evoca un accompagnamento, un gesto iniziale che lascia spazio alla spontaneità dell'emergere, un lasciare accadere. 

Masanobu Fukuoka, padre dell’agricoltura naturale e autore del libro “La rivoluzione del Filo di Paglia"

"Chi semina, raccoglie" ... 
Chi costruisce, non semina. 
Chi raccoglie, si inchina. Un gesto, questo, così nobile e gentile se privo di convenevoli. Come nel caso di giardinieri e contadini, che si prostrano alla terra da coltivare per fecondarla. 

Raccogliere tiene in serbo nell'etimo la parola cogliere. 
Cogliere è un verbo ricco di sfumature, come ciò che evoca: il mistero della vita non si può e non si deve capire con uno sforzo intellettuale di pura ragione, pena la sua veridicità. Si può solo cogliere... 

Cogliere segnali
Cogliere la bellezza delle piccole-grandi cose
Cogliere il silenzio dietro le parole e le parole dietro ai silenzi
Cogliere sguardi, sorrisi o presentimenti
Cogliere i versi di una poesia, o un frutto maturo ... 

La vera vita scorre al di là di tutte le costruzioni. Fisiche, mentali, emotive.
Costruire definisce limiti alla spaziosità, impone forme, veicola direzioni.
Piantare accompagna il sorgere di nuove fioriture spontanee.

La natura è maestra di ritmo, di stagionalità, di ciclicità, di fluidità senza posa, di resilienza senza sforzo. Per questo la natura è intimamente poetica, per questo da che mondo è mondo, tutti gli esseri viventi provano una sorta di sollievo a trascorrere del tempo in ambienti naturali. È un richiamo salvifico dell'anima. All'avventura della coscienza, alla cura del giardiniere. Per questo - parafrasando Franco Arminio - 

abbiamo bisogno di contadini e di poeti. E di cedere la strada agli alberi


"I contadini dappertutto nel mondo 
sono fondamentalmente gli stessi. 
Lasciateci dire che la chiave per la pace 
si trova vicino alla terra." 

(Masanobu Fukuoka)



I pini secolari del Parco del Ninfeo, Roma luglio 2020


INCHINARSI

"Quando fai esperienza di qualcosa di molto più grande di te, sarai portato spontaneamente a inchinarti. Se vuoi diventare devoto, almeno una volta ogni ora, quando sei sveglio, unisci le mani e inchinati a qualcosa. Non importa a chi o a che cosa. Non scegliere. Qualunque cosa tu veda - un albero, una montagna, un cane, un gatto o altro - china la testa e basta. Non dev'essere necessariamente un atto fisico, può essere anche un'azione interiore. L'importante è farlo lungo tutto l'arco della giornata, una volta ogni ora. Vedi se arrivi a farlo una volta al minuto. Quando diventa una volta al minuto, non c'è alcun bisogno di usare le mani e il corpo: fallo semplicemente da dentro. Quando diventa il tuo modo di essere, sei devoto.
Una vita intera non ti basterà a capire una foglia, un elefante, una formica o un atomo. Non sei neppure in grado di raccapezzarti con una sola molecola di DNA. Tutto quello che non riesci a cogliere si trova in uno stato superiore di intelligenza esistenziale rispetto a te. Quando riesci a vederlo - a vederlo davvero - sei devoto.
Devoto è chi è disposto a dissolversi nell'oggetto della sua devozione. Se sei devoto alla vita, diventi tutt'uno con essa. Non essere estraneo al processo della vita. Sii devoto. Dissolviti"  
(Sadhguru - La Gioia è alla portata di tutti)  

Sii poeta, dissolviti. 
Sii poeta, raccogliti.

Ecco perché il poeta non si sbaglia, è un giardiniere dell'anima.

Porto Recanati, luglio 2020







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